Podcasting a scuola
| Podcasting: a scuola con una radio che si ascolta, si vede, si legge e… si naviga! articolo di Alberto Pian L'esperienza di RadioTony Nelle scuole e nelle università italiane è maturato un nuovo interesse, che ruota intorno a un nome che molti di voi avranno sentito e letto, ma rispetto al quale forse non saprebbero ben dire di che cosa si tratti: è il podcasting. Nasceva così, ai primi di settembre del 2005, presso l'IIS Bodoni Paravia di Torino, il primo podcast realizzato a scuola, con la partecipazione diretta degli studenti: RadioTony (www.didanext.com), che ha conosciuto un grande successo, pur senza essere concepito per un "pubblico" e senza essere sostenuto da forme di promozione (non era nelle nostre intenzioni parlare a un pubblico diverso da quello delle nostre classi, due quinte dell'Istituto). E' curioso però che sia stato sufficiente uno spontaneo tam-tam tra i fruitori di iTunes, dove il podcast era registrato e fruibile, per portarlo in testa agli indici di ascolto, non solo italiani ma in certi momenti addirittura internazionali.
Esperienze di podcast didattici In effetti nel nostro Paese l'attenzione del mondo scolastico (e non solo), nei confronti del podcasting, si è subito diffusa, dando luogo alla nascita di diversi podcast didattici, creati da insegnanti e studenti, riallacciandosi così a una tradizione pedagogica legata alla sperimentazione che non è mai venuta meno nel corso degli anni. Questo interesse, che si è concretizzato nella richiesta di numerosi contatti, mi ha spinto a scrivere e pubblicare gratuitamente sul web il libro "Podcast a scuola", oggi giunto alla quarta edizione (il libro è scaricabile da: www.edidablog.it). Ma perché tanta attenzione nei confronti di RadioTony, nata all'interno di un paio di classi e senz'altra ambizione che essere utile a questi studenti? A mio parere per tre motivi principali, a parte un certo e giustificato interesse tecnico (di che cosa si tratta? come si fa? che cosa occorre?). In primo luogo è stato chiaro fin dall'inizio, almeno a noi italiani, che il podcasting riallacciava un filo con la radiofonia e soprattutto con l'esperienza della radio libere degli anni settanta, mettendo nella mani di tutti una tecnologia che aveva all'epoca dimostrato di possedere grandi potenzialità ma che poi era stata sottratta ai suoi stessi utilizzatori, canalizzandola nel grande business delle radio commerciali. Ora sarebbe addirittura possibile "fare radio" in classe! In secondo luogo, nello specifico di RadioTony, il suo punto forte è stato il format, cioè il modo in cui le trasmissioni sono state concepite, anche in questo caso riallacciandosi e valorizzando una tradizione orale nettamente di stampo radiofonico. Infine, ma non ultimo, ha giocato un ruolo la grande tradizione pedagogica del nostro paese, molto rivolta (a differenza da certi intellettualistici e tecnicistici ambienti pedagogici universitari), ai risvolti pratici già valorizzati dall'attivismo pedagogico, alla ricerca, cioè, non di soluzioni tecniche fini a se stesse, ma a reali strumenti, pratici, da impiegare in classe: la radio – podcasting è stata subito, e giustamente, individuata come uno di questi. Oltretutto, come una radio che può anche trasmettere video (RadioTony ha pubblicato fin dai primi episodi i videotrailer realizzati dai ragazzi per gli esami di maturità), degli impaginati pdf (abbiamo trasmesso dispense di lezioni e anche il libro Podcast a scuola), ed episodi audio "aumentati" (cioè suddivisi per capitoli contraddistinti da immagini). La felice formula che abbiamo coniato è stata "una radio che si ascolta, si vede, si legge e si naviga". In questo nel nostro paese si è marcata subito una differenza rispetto alle notizie che ci giungevano da oltre oceano, dove il podcasting veniva più inteso come la possibilità di costruire un enorme database di lezioni registrate e riascoltabili, sganciate da una rielaborazione a caldo e da aspetti tipicamente partecipativi, caratteristici della radiofonia (Italia: popolo di cantori, poeti e naviganti…?). Con questo non voglio certo sminuire le strade imboccate dalla ricerca pedagogica dei colleghi USA, ma marcare delle differenze, anche culturali significative. Nelle esperienze prodotte in Italia, soprattutto nella scuola primaria e secondaria, si ritrova sempre una partecipazione attiva degli studenti e una concezione dell'oralità molto legata agli schemi della radiofonia. Sotto questo aspetto, per esempio, è interessante l'esperienza dei Ragazzi del fiume (www.ragazzidelfiume.it), le cui trasmissioni hanno tutte una freschezza diretta e spontanea e si possono ascoltare bambini che intervistano gli immigrati in fila davanti all'ufficio postale, oppure esporre i progetti didattici che portano avanti nell'anno scolastico o ancora produrre trasmissioni in tre lingue (italiano, sloveno e friulano) e tenere contatti con le classi gemellate di altri paesi nei loro idiomi. Se si ascolta il podcast di radio IC Brianza (www.icbrianza.it/), si resta stupiti delle capacità tecniche dei ragazzini di scuola media nel progettare e condurre una trasmissione sui generi musicali o sul cinema, come picccoli professionisti. La strada intrapresa da cesare Benedetti, in questo caso, è stata quella di fare una lunga opera di formazione sulla radiofonia, rivolta ai ragazzini e ai colleghi, prima di dare vita alla "radio". E, tanto per citare un altro paio di esempi, può essere curioso vedere come a Napoli, l'insegnante Andrea Patauner abbia utilizzato il podcasting (http://web.mac.com/andreapatauner/) per costruire delle trasmissioni che facilitino l'apprendimento della lingua tedesca presso i suoi allievi, impiegando molto le tecnologie video trasmesse in podcasting o, ancora, in Sicilia gli sforzi di Carmelo Ielacqua per cercare di costruire addirittura una sorta di radio di istituto trasmessa via podcasting (Radio TuttiFermi).
Ciò che voglio dire è che gli insegnanti che hanno cercato di impiegare il podcasting non hanno rivolto la loro attenzione ad aspetti tecnici o di "erogazione" di contenuti, ma in tutte le esperienze hanno puntato l'attenzione sulla partecipazione attiva degli studenti, sulla volontà di appropriarsi di uno strumento di comunicazione per renderlo utile nell'insegnamento e nella partecipazione che si richiede per una scuola "attiva". NOTE SUGLI STRUMENTI NOTA PRELIMINARE I microfoni a condensazione generalmente hanno un attacco xlr, sono qualitativamente molto validi, prendono un ampio raggio (a cardoide: a forma di cuore, oppure omnidirezionale), se ne può usare anche uno solo o un paio ben disposti intorno a un tavolo per registrare più voci. A parte il Samsoon che abbiamo descritto, che si collega direttamente al computer, hanno bisogno di un mixer con attacco xlr e alimentazione phantom a 49 volt. I microfoni "normali" invece costano meno, vanno bene per un uso individuale, si possono ugualmente collegare al mixer con gli ingressi di linea, ma ogni partecipante ne ha bisogno di uno (è meglio infatti evitare di tenerlo in mano e passarlo di volta in volta a chi deve parlare perché in questo modo si sentono tutti i rumori delle dita e degli spostamenti del microfono). La differenza fra un microfono normale e uno a condensatore è che generalmente nel primo caso il microfono è uniderezionale e quindi prende meno i rumori di fondo dell'ambiente, ma ogni partecipante ne deve dunque avere uno, mentre nel secondo caso prendono un raggio più ampio, sono più sensibili.
E' un microfono di quelli che si trovano nei grandi magazzini o nei negozi di strumenti musicali (servono per esempio, per registrare singoli strumenti), costano poco, non sono di grande qualità (ma ne esistono ovviamente di professionali), prendono la voce diretta che giunge davanti al microfono stesso, ne occorre uno per ogni partecipante poiché non si può collocare in mezzo a un gruppo di due o più persone, come nel caso dei microfoni a condensazione e cardoidi. foto: Classico microfono da pochi euro che può benissimo essere utilizzato in abbinamento a un mixer. MICOROFONO A CONDENSAZIONE (XLR O USB)
foto: Costo circa 150 euro. Si collega il microfono al mixer e il mixer direttamente all'ingresso audio del mac o del pc, si regolano i volumi, i toni, ecc. e si parte…. |




foto: RadioTony visualizzata attraverso iTunes. Sono elencati gli episodi del Podcast e il pulsante “Abbonati” consente di iscriversi al podcast per essere aggiornati periodicamente in modo automatico.
MICROFONO TRADIZIONALE
Il SAMSON C01U o C03U si connette direttamente alla porta usb del computer e nasce dal suo gemello che invece ha un attacco xlr e si connette a un mixer. Questo microfono è a condensazione (è dotato di un sistema di registrazione evoluto fondato su un condensatore), copre un raggio a cardoide (cioè prende le voci in un raggio a forma di cuore con la punta rivolta verso il microfono), è fatto apposta per registrare molto bene e con buona qualità sia il singolo conduttore, sia un gruppo consistente, anche una decina di persone, poste intorno al microfono. Ed è, secondo me, la soluzione migliore per realizzare sia trasmissioni individuali che in gruppo senza usare un mixer e più microfoni e quindi limitando l'attrezzatura e la spesa.
MIXER
MICROFONO DA PALCO O DA TAVOLO